Il piacere di assaggiare un buon… viaggio – parte 1

martedì, 22 dicembre 2015

Culinary tourism, food tourism, foodies, culinary tourists, cooking classes, street food, farmers’ market… sono questi i temi emergenti nel mercato turistico. Tutti racchiusi in una nuova tendenza che si sta sviluppando negli anni e che ben si intreccia con le economie mondiali, soprattutto in quelle di destinazioni minori. Ritornando ai criteri di marketing di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa (v. art. “Luxury Travel e Marketing delle adv”), in questo articolo affrontiamo un argomento molto in voga e di costante attrattiva mondiale: parliamo di turismo e cibo, un fenomeno in cui i viaggi si scelgono con il cuore e con la pancia.

Che cos’è il food tourism?

“Il food tourism è qualsiasi forma di esperienza turistica in cui si scoprono, si apprezzano e/o si consumano cibi e bevande che riflettono il patrimonio, la cucina e la cultura locale, regionale o nazionale”. Questa è la definizione ufficiale dell’OCTA (Ontario Culinary Tourism Alliance), uno degli enti più quotati in ambito internazionale per lo studio e l’analisi del fenomeno. “Dobbiamo chiarire le distanze” aggiunge poi la World Food Travel Association, il principale ente no-profit volto allo sviluppo di questa nuova forma turistica.

Sì, perché i food travelers possono essere sia amanti di viaggi a lungo raggio, sia escursionisti alla ricerca di chicche enogastronomiche nel loro stesso Paese di residenza. Ecco perciò che con il food travel si favorisce un maggior numero di viaggi volti alla conoscenza di un luogo, della sua storia, della sua cultura e della sua popolazione a prescindere dalla sua vicinanza.

Perché può essere utile vendere viaggi Food&Bevarage?

Il crescente interesse verso i viaggi Food & Bavarage (F&B) è dettato da una serie di fattori, tra cui l’enorme boom mediatico di cui il cibo è sempre più protagonista, la crescente importanza del km0 e del biologico (proclamata anche dei marchi più noti) e l’introduzione di eventi di alto profilo volti alla valorizzazione delle cucine locali (ad esempio Expo2015, Dubai Food Festival 2020, ecc.).

Esistono quindi numerose attività che un agente di viaggi può studiare strategicamente per arricchire il suo parco clienti e aumentare il suo fatturato. Fattor comune è, come sempre, la scelta della destinazione più adatta, includendo nel pacchetto suggerimenti e attività che accompagnino la scoperta del posto: ad esempio, festival del cibo, del vino o della birra; visite a fattorie o presso laboratori artigianali; tour alla scoperta del cibo di una zona o di una nazione; corsi di cucina (detti anche cooking classes); degustazioni di vino; pasteggi presso ristoranti con alimenti di produzione propria; eventi educativi in merito al tema; indicazioni sui mercati presenti nella destinazione (detti anche farmers’ market), e così via.

Gli studi di OCTA e Skift (agenzia di travel marketing statunitense), confermano l’importanza di quanto appena detto: i viaggiatori che esprimono particolari preferenze culinarie nella scelta dei loro viaggi spendono non solo per assaggiare occasionalmente il cibo, quanto piuttosto per partecipare ad attività di intrattenimento, fare shopping e alloggiare in alberghi di fascia medio-alta con lo scopo di vivere nuove esperienze.

I criteri con cui proporre il giusto food trip ai vostri clienti

Locale. Autentico. Se la destinazione, l’alloggio e le relative attività che state progettando per i vostri clienti rispecchiano queste due caratteristiche, siete sulla giusta strada. E’ infatti fondamentale che tutti i servizi che offrite riescano a produrre un’esperienza che sia autentica e autoctona. Raccontate. Raccontate. Raccontate. Il cibo ha assunto importanza perché i più esperti ne parlano in modo puramente emozionale, facendoci immergere in un contesto del tutto estraneo alla realtà quotidiana, pizzicando le corde di sentimenti ed emozioni. Solo raccontando, dunque, potrete diffondere cultura e informazione ai vostri clienti, aiutandoli a scegliere il viaggio che più rispetta i loro gusti. Ergo, generare la loro soddisfazione e “portare a casa” il lavoro.

I target più idonei: ecco a voi i foodies

I turisti culinari (detti anche culinary tourists, food tourists o foodies) seguono un comportamento ben preciso e studiato sociologicamente (fonte: Skift report 2015, The Rise of Culinary Tourism: 11):

  1. sono sensibili in merito all’origine dei prodotti culinari
  2. per loro “mangiare” è sinonimo di socializzazione e di scambio di esperienze
  3. hanno una capacità di spesa nei viaggi superiore alla media
  4. hanno un alto tasso di fedeltà verso i loro consulenti di viaggio
  5. ritornano negli stessi luoghi in funzione della qualità enogastronomica percepita
  6. sono oltremodo dei turisti culturali

Esistono tre categorie di food tourist:

  1. Persone che intendono viaggiare esclusivamente per assaporare nuove cucine
  2. Coloro che incorporano un’esperienza enogastronomica nel loro itinerario, senza che questa risulti il motore principale
  3. Coloro che decidono di mangiare solo al momento

In tutti e tre i casi, non possono mancare i vostri suggerimenti e la vostra professionalità, al fine di offrire quel valore aggiunto che non troverebbero al di fuori del contesto agenziale.

Nel prossimo numero

 

 

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