Turismo dell’orrore. Gli agenti di viaggio non ne devono aver paura.

martedì, 22 dicembre 2015

Spegnete il cellulare ed iniziate a rilassarvi. Questo è l’inizio di un lungo viaggio alla scoperta dell’incognito mondo del dark e di come ben si intreccia con la vita di molti turisti.

Sebbene l’etica professionale di un agente di viaggi sia una delle caratteristiche più premiate dai clienti, non abbiate paura a predisporre tour e soggiorni all’insegna dell’orrore: non ne sarete affatto compromessi. L’Institute for Dark Tourism Research, dipartimento dell’Università inglese del Central Lancashire, attesta che l’uomo è attratto sin dai tempi antichi dall’esplorare luoghi connessi alla morte e alla paura.

Vi sembra un’espressione forte? Pensate al Colosseo e all’Area di Verona. Non erano luoghi in cui i gladiatori rischiavano la vita? Pensate ai campi di concentramento, al muro di Berlino, ad Hiroshima, al Ground Zero di New York. Non sono luoghi che, nel male, hanno intaccato la vita di tutto il genere umano? Questa è solo la punta di un iceberg chiamato Turismo Dark, un fenomeno crescente che sta pian piano ampliando la propria offerta in campo globale e che trova sempre più seguito dai turisti di tutto il mondo.

Cos’è il Dark Tourism?

Non ancora concettualizzato, il turismo dark ha iniziato ad esistere sin dall’era in cui l’uomo ha iniziato a viaggiare: i viaggi dei religiosi verso la contemplazione di reliquie, l’osservazione di impiccagioni ed esecuzioni durante il Medioevo, la visita dei luoghi della battaglia di Waterloo, e di Gettysburg per la rievocazione della Guerra Civile Americana.
Potremmo proseguire per molto, ma il punto è che oggi il fenomeno si è evoluto e si è mixato insieme ad altri tipi di turismo: quello formativo, quello del divertimento, quello culturale e quello estremo.

Procediamo per ordine. Visitare in un parco tematico horror ed entrare in un campo di concentramento non sono la stessa cosa, ma entrambe le tipologie appartengono alla stessa branchia di turismo: il dark tourism. In essa convergono tutti i “viaggi che hanno lo scopo di visitare luoghi di morte, di distruzione o comunque macabri” (Stone, 2006).

Il perché l’uomo ne sia affascinato è ancora oggetto di studi e affronteremo questo tema più avanti.

Di quali prodotti e destinazioni stiamo parlando?

Da leggende a fatti reali, dal passato alla storia recente, il Dark Tourism è una forma di turismo adattabile e modellabile a molti tipi di turista: dal ragazzo all’adulto, dal gruppo di amici alla scolaresca in gita. Rispettando la sensibilità di ognuno, il turismo dark di solito fa sempre parte degli itinerari: basti pensare alle chiese, ai santuari, ai luoghi venerabili e che raccontano il connubio tra corpo e anima, fino ai parchi di divertimento in stile horror e ai tour a tema.

Il lato dark del viaggio può essere più o meno leggero, più o meno basato sulla realtà, più o meno culturale. Il professor Philippe Stone, nel 2006, ha raggruppato tutti i prodotti di turismo dark in sette categorie differenti:

  1. Dark Camps of Genocide
    Luoghi di cui tutto il genere umano ne è stato influenzato negativamente e che raccontano la sofferenza e l’atrocità umana con scopo informativo e di commemorazione. Per fare qualche esempio: Auschwitz e Dachau.
  2. Dark Conflict Sites
    Luoghi con lo scopo di ricordare i conflitti, come quelli di Waterloo o della Prima Guerra Mondiale.
  3. Dark Shrines
    Luoghi sacri creati sul ricordo di recenti decessi, come il Ground Zero di New York in commemorazione dell’11 Settembre.
  4. Dark Resting Places
    Forse non molti di voi lo sanno, ma anche i cimiteri possono diventare dei luoghi turistici. L’esempio emblematico è l’Hollywood Cemetery, il cimitero di Los Angeles in cui sono sepolte le più note star del cinema. E’ sufficiente collegarsi al sito del cimitero per poter visionare tutti i tour a disposizione e la mappa interattiva del parco.
  5. Dark Dungeons
    La conversione di celle segrete a scopi di edu-tainment. Di questa categoria fanno parte i luoghi di crimine e i sistemi di punizione e offrono un mix tra intrattenimento e formazione. Una tra tante è la Robben Island, isola Sudafricana in cui Nelson Mandela fu tenuto prigioniero. Il suo museo racconta la vita di Nelson Mandela durante il suo periodo di reclusione e lascia riflettere sulla filosofia dell’apartheid e sulle sue conseguenze.
  6. Dark Exhibitions
    Mostre e musei che incoraggiano il visitatore a commemorare un evento, facendolo riflettere. Anche qui vi sono tre esempi calzanti: nel primo ci spostiamo in America, allo Smithsonian Museum of American History, in cui 50 oggetti ritrovati nel luoghi del disastro sono stati esposti nella mostra “September 11: Bearing Witness to History”; approdiamo poi nel sud dell’Italia, a Palermo, in cui le Catacombe dei Cappuccini donano riflessioni sulla caducità della vita, benché siano considerate uno dei luoghi più paurosi al mondo. Qui dal 1599 si conservano circa 8000 scheletri mummificati di religiosi, bambini, donne nubili, militari e accademici. Altro esempio ancora è la “Body Worlds”, la mostra itinerante creata dal professore tedesco Gunthen von Hagens che usa veri corpi umani per far comprendere l’anatomia del corpo umano.
  7. Dark Fun Factories
    Luoghi, attrazioni e tour che intrattengono il turista attraverso la ricostruzione e l’esaltazione di eventi macabri. L’esempio più immediato di questo tipo di attrazione è il London Dungeon, altri possono essere il tour di Jack lo Squartatore o la Zombie Experience, il live-action game in cui si cerca di sopravvivere all’apocalisse.

Perché l’uomo è affascinato dal mistero?

Numerosi sono gli studi in merito al fascino del dark tourism e non vi è ancora una verità assoluta. Possiamo raccontarvi, però, del motore che gira attorno a questa forma di turismo: il rapporto dell’essere umano con la consapevolezza di essere mortale. La letteratura, il folkore, l’architettura, l’arte, l’archeologia, la religione e i mass media hanno da sempre interpretato e raccontato la morte attraverso parole e opere che, paradossalmente, restano immortali: pensate al diario di Anne Frank, alle piramidi egizie, a tutti i dipinti che raffigurano battaglie, e così via.

Il dark tourism può essere associato a queste forme di scienza, poiché l’offerta economica è solo una conseguenza al reale bisogno di acquisire consapevolezza su cosa significa vivere. E l’uomo lo fa anche attraverso il divertimento, la formazione, la cultura e la contemplazione di ciò che è opposto alla vita. Tutte esperienze che aiutano all’elaborazione di una propria morale e di una personale risposta alla verità della mortalità.

 

Previous Article Next Article