Turismo dell’olio, alla scoperta dell’oro verde del Mediterraneo

giovedì, 01 giugno 2017

Spagna. Italia. Grecia. Sono i maggiori produttori mondiali di olio di oliva, il cosiddetto oro verde del Mediterraneo. È nei Paesi che affacciano sul Mediterraneo, infatti, che hanno preso avvio la coltivazione della pianta di olivo e la lavorazione delle olive per estrarne il prezioso alimento.

L’olio di oliva, però, non è sempre verde. E, per inciso, il colore non ha nulla a che fare con la qualità. Gli assaggiatori che partecipano alle sedute di analisi sensoriale utilizzano un bicchiere di vetro scuro proprio per evitare che il colore possa in qualche modo condizionare i loro giudizi.

Verde o giallo che sia, fruttato, amaro o piccante che sia, anche l’olio di oliva, come il vino, è un “prodotto” turistico. Abbiamo utilizzato le virgolette perché, anche per il turismo oleicolo, vale quanto scritto in materia di enoturismo: si viaggia verso un territorio, non verso un prodotto.

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Che cosa è il turismo dell’olio

Il turismo dell’olio «è la possibilità di scoprire, in un luogo diverso da quello di residenza abituale, l’ambiente, le caratteristiche, i sistemi di produzione e l’influenza della produzione di olio di oliva sulle società che lo producono».

Così Ignacio Ruiz Guerra, docente presso l’Università Complutense di Madrid, in un articolo intitolato “L’olio di oliva come risorsa turistica: inquadramento concettuale”, pubblicato su Olivae, la rivista ufficiale del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), organizzazione intergovernativa mondiale creata nel 1959 sotto il patrocinio delle Nazioni Unite.

«Per il produttore, proporre attività di turismo oleicolo significa illustrare pedagogicamente l’intero processo di ottenimento dell’olio di oliva, dall’oliveto alle linee di imbottigliamento ed etichettatura per la commercializzazione, e spiegare le conseguenze del processo sull’ambiente in cui esso si svolge», prosegue Ruiz Guerra.

Il rapporto con le altre forme di turismo

Se il legame tra turismo dell’olio e turismo gastronomico è evidente, al punto tale che alcuni esperti vedono nel primo una nicchia specifica del secondo, l’esperto individua punti di contatto anche con altre forme di turismo: industriale, della salute, etnografico, archeologico, culturale.

Il turismo oleicolo è prossimo al turismo industriale perché investe «processi produttivi che, pur mantenendo sempre la stessa materia prima, hanno subito una lunga evoluzione nei secoli». Ed è prossimo al turismo della salute perché «non mancano le offerte turistiche in cui l’olio di oliva è impiegato a fini salutistici, associato a cure termali, massaggi o speciali regimi dietetici».

In merito al rapporto con il turismo etnografico, l’esperto evidenzia che «sono state allestite diverse mostre permanenti per promuovere l’olio di oliva come un prodotto di qualità, caratteristico di un determinato stile di vita e con proprietà benefiche specifiche».

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Quanto al legame con il turismo archeologico, Ruiz Guerra cita «il caso dei reperti in qualche modo legati al mondo dell’olivo, come accade a Roma per il Monte Testaccio, formato dai resti delle anfore in cui l’olio giungeva dalle province per rifornire la capitale dell’Impero».

Le affinità con il turismo culturale si rintracciano se definiamo quest’ultimo un «viaggio turistico finalizzato alla conoscenza, comprensione e godimento dell’insieme di tratti o elementi distintivi, spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano una società o un gruppo sociale di una data destinazione», spiega lo studioso.

Aperta parentesi. Ricordatevi che non siamo ancora giunti a una definizione di turismo culturale riconosciuta a livello universale. Lo abbiamo scritto nel nostro focus sul turismo musicale. Chiusa parentesi.

La cultura dell’olio di oliva

Il fatto che non ci sia una definizione univoca di turismo culturale, non ci impedisce di rintracciare i significati culturali dell’olio di oliva. Ruiz Guerra parla in maniera esplicita di oleocultura e sostiene che l’olio di oliva «si caratterizza principalmente come elemento del patrimonio culturale, perché è un prodotto con grande presenza nel divenire storico di una zona geografica particolare (quella mediterranea) a partire dell’era terziaria».

A proposito di patrimonio culturale, l’olio di oliva è uno degli elementi cardine della Dieta Mediterranea, riconosciuta nel 2010 Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO con la seguente motivazione:

«La Dieta Mediterranea è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo»

Il significato culturale dell’olio di oliva – prosegue Ruiz Guerra – muove anche dal modo in cui gli artisti l’hanno evocato nelle loro opere e dalla sua rappresentazione nel corso dei secoli, si tratti di reperti archeologici, opere letterarie, pittoriche, plastiche o artigianali.

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Vi sono inoltre significati legati all’ambito del sacro che chiariscono il ruolo dell’olio di oliva (e dell’olivo) «entro le grandi religioni monoteiste (nate anch’esse in area mediterranea) e la sua persistente importanza nelle tradizioni e feste dedicate a un prodotto che si configura come un simbolo di identità culturale».

Olio di oliva e risorse turistiche

Il lavoro di Ruiz Guerra ci permette anche di individuare e tenere a mente le principali risorse turistiche associate all’olio di oliva. Eccole:

  • aperture al pubblico dei frantoi in uso e/o in disuso
  • visite alle aziende olivicole
  • paesaggi olivicoli tradizionali
  • oliveti ecologici
  • olivi secolari
  • musei dell’olio e/o dell’olivo
  • monumenti all’olio e/o all’olivo
  • sagre dell’olio e tradizioni popolari
  • fiere/mercati dell’olio di oliva
  • oleoteche e negozi specializzati
  • ristoranti con carte degli oli
  • distretti gastronomici
  • aree archeologiche
  • laboratori e/o industrie cosmetiche

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Il turismo dell’olio in Spagna, Italia e Grecia: risorse utili

Terminiamo il nostro focus sul turismo dell’olio con alcune risorse che pensiamo possano esservi utili per confezionare le vostre proposte di viaggio. Vi ricordiamo che potete individuare e prenotare le strutture ricettive più idonee per i vostri clienti attraverso la piattaforma 6tour.com.

I territori dell’olio d’oliva in Spagna (Spagna)

a cura di Turespaña

Associazione Nazionale Città dell’Olio (Italia)

Olivo e olio di oliva (Grecia)

a cura di Visit Greece

Musei e percorsi dell’olivo e dell’olio (Spagna, Italia, Grecia)

a cura di Consiglio Oleicolo Internazionale

Olive Oil Times, sezione Turismo (internazionale)

OlioOfficina Magazine, sezione Turismo (Italia)

Buon viaggio dallo Staff 6Tour!

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